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“SCUSI, CHI HA FATTO MANO?”

(sottotitolo: Questo X-factor non ci piace Mika)

Il secondo X consecutivo in casa Atletica è difficile da mandare giù, forse ancor più di quello maturato 7 giorni fa nel derby delle traverse. 
E pensare che ci eravamo sistemati bene. 
Prima, negli spogliatoi, con le parole del Mister, che memore dei punti già persi per strada ci aveva ricordato che “le partite, una volta in vantaggio, le dobbiamo chiudere subito”, ma anche che (tanto per farci stare tranquilli!!!) “la zona retrocessione è a 4 punti”. 
Dopo Mandela, in settimana perdiamo Cizzi e Roberto e così le scelte iniziali di Mister Ghio sono quasi obbligate. Cili, Rai e Fra dietro, Zano e Disso in mezzo, Pietro e Dippo davanti. 
La simmetricissima disposizione Atletica e un buon pressing danno subito i loro frutti: nella tana mazzafamense del CPM, dopo neanche un quarto d’ora siamo sopra di due gol. 
Prima il Dippo approfitta di un errore difensivo avversario e appoggia in rete, poi una combinazione Fra-Zano sulla sinistra porta ad un cross nell’area piccola che un legnanese appoggia gentilmente nella sua porta. 
Il primo tempo finisce con l’Atletico che arretra un po’ il baricentro ma non rischia quasi mai, soprattutto grazie alla buona intesa fra il Puyol di via Durini e il Pique di Busto Arsizio, chiudendo col doppio vantaggio. 
Nell’intervallo entra il Ravo al posto di Zano, con Pietro arretrato a centrocampo. 
L’assetto tattico non cambia, ma i sette Atletici sembrano lasciare in panchina un po’ di grinta. L’approccio al rientro in campo è soft e un po’ confuso, il Cpm prende coraggio e accorcia le distanze con un gol rocambolesco, conseguenza di un tiraccio del #6 di casa corretto in rete sottomisura da un compagno lasciato colpevolmente in solitudine. 
L’inerzia a quel punto cambia, ma non per influenze divine: l’Atletico s’ammoscia, s’innervosisce, smette di costruire gioco. E la conseguenza è ovvia: è il turno del nostro pasticcio in area piccola, lasciamo un comodo tap-in ed è 2-2. 
Storia già vista, ma l’Atletico reagisce al primo attacco di “rimontite” andando a guadagnarsi il meritato nuovo vantaggio con un tocco a giro del Ravo da posizione angolata. 
Partita in cassaforte? Macché. 
Prima la traversa ci salva su un bel colpo di testa del grossissimo attaccante del Cpm, poi l’arbitro salva il Cpm negandoci un rigore sacrosanto. 
Punizione bomba di Pietro, palla fermata sulla linea da un colpo di gomito di un difensore. 
Il tocco è evidente. Per intenderci, evidente come il fatto che le promesse di Nella non saranno mai mantenute. Negarci il penalty, è pesante come i suoi pranzi lavorativi. 
Ma per l’arbitro è spalla, sul capovolgimento di fronte il CPM fa 3-3, se ci fosse stato Gigi Simoni sarebbe entrato in campo e avrebbe urlato “si vergogni”. 
Il Ghio invece mantiene il sangue freddo, l’arbitro meno e caccia con un rosso diretto il Disso, reo di averlo mandato affanculo con maggiore convinzione rispetto agli altri Atletici. 
In 30 secondi, dal possibile 4-2 ci ritroviamo riagguantati e in sei. Il tutto, senza vasella. 
Peccato, perché nei pochi minuti rimasti (in un secondo tempo comunque da dimenticare) l’Atletico lotta e sfiora il gol più degli avversari, senza però smuovere il tabellino che, alla fine, dice 3-3. 
Le notizie della frenata simultanea delle prime in classifica inacidiscono una supposta che era già fastidiosa di suo. 
La classifica, ora, dice che siamo troppo discontinui per stare nella zona “che conta”, ma prima di Natale c’è ancora un sabato pomeriggio in cui dimostrare il contrario. 
Quindi, fuori le (wrecking) balls!

Enrico Zanovarriale

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