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PENSIERI E PAROLE

*Attenzione: il seguente editoriale è scritto in maniera poco comprensibile e molto cinecitazionista per omaggiare la nouvelle vague dei csi-bloggers di un certo spessore culturale*

Come direbbe Battisti. C’è chi in questa settimana si è affidato ai primi, chi alle seconde.
C’è l’Atletico che ha pensato alle ragioni del doppio ko (Tradate + Sacconago) che sono costate la perdita della leadership ed ha lavorato nella non più vergine Bombonera e chi invece ha molto favellato, non facendosi bastare i precedenti 60 minuti di caciara.
Certo, se “sei-uno” che parla troppo, poi, rischi di perdere contatto col campo.
Il campo, quello di Gorla, insidioso ed angusto come furono le termopili per Leonida e gli altri 299, accoglie la neocapolista Aurora Castiglione per una sfida al vertice che attira le attenzioni di tutto il girone, che col fiato sospeso spera nell’X.
Ma l’Atletico non è Malcolm e neanche American History ed il pareggino si dissolve al 64° di gioco, all’ultimo respiro di una partita col fiatone giocata con generosità (soprattutto i due inesauribili esterni Bri ed Elsha), grazie a una zampata/zappata del Dippo che si guadagna la pagnottella (anche) da giocatore.
Prima del finale scritto da Dario Argento c’è una partita giocata a viso aperto da noi e dalla buona (e corretta) compagine biancorossa, che annulla per tre volte gli allunghi Atletici favoriti da un Piero incontenibile (nonostante l’imminente impegno serale da diggei).
Il nostro fulmineo uno-due diventa due pari prima dell’half-time e strozza le (pochissime) speranze di passeggiata dei nostri, che nella ripresa mantengono ritmo e baricentro alti e trovano il 3-2 per poi subire ingenuamente il nuovo pari, pescano il quarto gol sempre con Piero (poker) e subiscono il pari-beffa su rigore allo scoccare del sessantesimo. Sulla Bombonera cala un silenzio così surreale che piacerebbe a Bunuel, non c’è neanche uno schiamazzo o una trombetta, un minicicciolo o una bomba di Maradona. Sembra quasi un campo di calcio.
Il finale beffa, manco l’arbitro fosse il KeiserSoze di turno che ce la fa sotto il naso, evapora col colpaccio gobbo dell’allenatore-giocatore dai polpacci bionici e restituisce la vetta alla squadra che lo sta conducendo all’esaurimento nervoso.
Saranno i post motivazionali del sabato mattina del Cilie, l’infido campo in sintetico, il cuore Atletico, il culo nel senso di fortuna o il culo nel senso di allenamento… Ma l’Atletico si riprende il primo posto e al giro di boa è sopra a tutti.
La strada è più lunga di quella che Frodo Baggins dovette intraprendere per portare in salvo l’anello, ma a proposito di “tessori”, questi tre punti valgono oro. E nessun Gorlum può ridimensionarli.


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